ABBIAMO FIGLI

Abbiamo figli che non dormono, abbiamo figli che non mangiano.

Abbiamo figli che non vogliono mai lasciarci andare, abbiamo figli che ci puniscono per le nostre vite frenetiche, e piangendo lacrime disperate (finte) ci fanno sentire ancora più in colpa.

Abbiamo figli con il catarro, con l’asma bronchiale e la tosse stizzosa notturna, che l’animaccia sua compare sempre appena poggiano la testa sul cuscino, mai prima che magari una telefonata al pediatra la posso fare.

Abbiamo figli con la diciottesima malattia, con la bocca/mani/piedi e con lo streptococco recidivo, che della serie Agumentin SANTO SUBITO, e farmacia sotto casa magari un cesto regalo a Natale, grazie.

Abbiamo figli dai quali ci nascondiamo quando andiamo a piangere sotto la doccia, sul water, sotto le coperte, mentre giriamo l’ennesima pappetta con l’omogeneizzato preso di corsa dal Carrefour, già’ consapevoli che finirà’ per terra molto prima di entrare nelle loro bocche urlanti, grazie a lanci di piatti scaraventati contro il muro.

Abbiamo figli che si divertono, che ridono, che corrono, che giocano sfrenati, peccato amore che sono le tre di notte.

Abbiamo figli che mai nella vita vogliono andare in braccio a qualcuno che non siamo noi per salvarci dalla nostra cara e sempiterna amica ERNIA DEL DISCO,.

Abbiamo figli che la televisione non te la concedono manco se t’ammazzi, e che praticamente ti dimostrano ogni giorno che hai  pagato un abbonamento Sky/nowtv/amazonvideo/netflix solo per quella dannatissima Peppa Pig di sta ceppa.

Abbiamo figli che vivono per il ciuccio e abbiamo figli che vivono per il seno, e in entrambi casi, abbiamo figli che non intendono minimamente mollarlo.

Abbiamo figli che per addormentarsi vogliono stringere la nostra mano, abbiamo figli che quella favola dei tre porcellini la dobbiamo raccontare fino allo sfinimento, anche cinque volte di fila, fino a realizzare una nuova composizione di quest’ultima, inserendo personaggi a caso come Topolino e anche I Pokemon, mi voglio rovinare, basta che dormi bello de mamma.

Abbiamo figli che hanno diritto all’oro olimpico per le figuracce che ci fanno fare, abbiamo figli che piuttosto che salutare la zia di turno che non vedono da mesi e che non vede l’ora di criticare il tuo metodo educativo, mangiano i broccoli a colazione/pranzo/cena.

Abbiamo figli che di giocare da soli non se ne parla proprio, abbiamo figli che pur di evitarci l’ennesima partita a carte Uno, o la gara di macchinine, o di giocare a Barbie e Stacey, ti giuro bello di mamma TI COMPRO UN AMICO.

Abbiamo figli che ci dicono che siamo le piu’ belle del mondo, e abbiamo figli che alla seconda settimana di dieta matta e disperata (nostra ovviamente) ci indicano la pancia chiedendoci se c’e’ un bambino dentro.

Abbiamo figli che lavorano di nascosto con i servizi sociali, perché altrimenti non si spiegherebbero le urla che ogni giorno devono fare mentre gli fai il bagnetto.

Abbiamo figli che levare il pannolino va bene, ma fare la cacca al water non se ne parla proprio, e abbiamo figli che la suddetta cacca la devono fare SEMPRE ED ESCLUSIVAMENTE mentre stiamo cenando, e nella maggior parte dei casi non la fanno dove dovrebbero.

Abbiamo figli che usano il vasino, abbiamo figli che usano il vasino ma odiano il water, manco li stessimo facendo sedere sull’Etna in piena attività’ eruttiva.

Abbiamo figli che dormono solo nel passeggino, abbiamo figli che riconoscono la mano che spinge il passeggino avanti e indietro per cullarli che manco l’ispettore Derrick e la Signora in giallo messi insieme, e stai pur sicura che se quella mano non e’ la tua, la pagherai cara.

Abbiamo figli silenziosi in rari momenti, ma che ti devi preoccupare sul serio quando lo sono.

 

Abbiamo figli che ci amano, abbiamo figli che ci amano incondizionatamente e noi amiamo loro fino al nostro ultimo respiro.

E QUINDI PERCHE’ SIAMO COSI ESAURITE?

RILEGGI A VOCE ALTA AMICA, E DALL’ INIZIO.

Piccolo saggio sull’essere forti

 

Essere forti non e’ sinonimo di insensibilita’.
Essere forti non significa non soffrire.
Essere forti non e’ una scusa per non ricevere affetto.
Da quando sono nata la mia
Piu’ grande condanna e’ stata la mia forza interiore.
Mia mamma mi dava meno attenzioni, perché era evidente che mi impegnavo a fare tutto da sola, e nella maggior parte dei casi ci riuscivo pure.
Mia nonna preparava i piatti preferiti di mio fratello, perché tanto io in qualche modo mi sarei arrangiata con quello che trovavo a tavola, e poi se per una volta non mangiavo non era importante, era lui il bambino “denutrito” non di certo io
con i miei chiletti in piu’.
In amore e in amicizia alla fine nonostante le batoste prese, sono sempre riuscita a resettare tutto, a cancellare le cattive esperienze e ripartire da zero con le mie nuove consapevolezze, poche lacrime, e tanta voglia di sorridere ancora.
Ecco io sono cosi, e non posso farci nulla.
Sono fisicamente e geneticamente formata per non abbattermi, e non lo dico con arroganza o saccenza, dico proprio la verita’: non sono capace a piangermi addosso.
In realta’, nella maggior parte dei casi non sono capace nemmeno a piangere,
oh giuro non mi esce una lacrima, neanche una miserabile lacrimuccia
(a parte con  Maria De Filippi a C’e’ Posta per te, minchia come mi fa disperare quel maledetto programma di vecchiette abbandonate e figli non riconosciuti da genitori bastardi).
Leggendo fin qua una persona sana di mente direbbe “Oh Benede’ ma che vuoi, dovresti essere contenta, che ci vuoi venire a raccontare?”
E INVECE NO.
Essere forti implica che la maggiora parte delle persone pensa che tu, si soffri eh per carita’, ma alla fine manco poi cosi tanto.
Essere forti permette al mondo fuori di avere l’impressione che tanto alla fine sembra pure che non te ne freghi nulla.
E’ questo il destino di noi forti, siamo costretti per l’eternita’ a non cedere di un millimetro, in primis perché non siamo capaci, e poi perché le persone intorno non saprebbero come gestirci, non ci sono abituate a vederci toccare il fondo disperatamente.
Io il 6 Aprile scorso il mio fondo l’ho toccato, l’ho raggiunto cosi forte e velocemente che ci ho sbattuto bene bene la testa, come quando da piccola giochi a tuffarti tra le onde, e un cavallone alto ma cosi alto, che a vederlo tutto fino in cima ti accechi con i raggi del sole, ti travolge e ti fa rotolare nella corrente, finendo inevitabilmente a dare una bella craniata sulla sabbia, o su qualche scoglio se sei particolarmente sfigata.
Il 6 Aprile alle 9.50 circa del mattino, mio papa’ chiudeva eternamente i suoi occhi e  interrompeva il suo respiro, cosi all’improvviso, senza avvisare, senza prepararci all’accaduto, senza insegnarci prima come reagire a tutto questo dolore.
Se ne andava velocemente tra le mie mani e le mie urla, inerme per terra, circondato da paramedici arrivati troppo tardi e gli abbracci miei e di mia mamma che lo tenevamo stretto, cercando di fermare la sua anima dal volare via.
Ci preoccupavamo che fosse ben coperto, perché per il massaggio cardiaco la maglietta l’avevano tirata su, ma lui aveva freddo, dovevano ricoprirlo subito (ah la mente umana, che risate che si fa alle nostre spalle mentre diamo di matto), gli parlavamo, convinte in qualche modo che potesse sentirci.
Quel 6 Aprile una parte di me e’ morta insieme al mio papa’, e non c’e’ verso che io riesca a farla rinascere.
La mia spensieratezza, la mia voglia di ridere, la mia inarrestabile superficialita’, sono scomparse nell’oblio denso della morte, e oggi, come con una benda sugli occhi, le cerco a tentoni come in una bruttissima imitazione di una partita a mosca cieca con la vita.
Torneranno mai quei sentimenti?
Smettera’ prima o poi di fare cosi tanto male?
Sentiro’ di nuovo calore nel mio petto, ora gelido e appesantito da un perenne senso di assenza di respiro?
Mi sento trasformata in un automa, mangio, dormo (poco), lavoro, esco, faccio i compitini insomma, come da piccola, una brava figlia indipendente che non chiede mai nulla.
Solo con le mie bambine riesco ad essere me stessa e a provare fievolmente un dolce amore anche se ora mi sembra ancora cosi lontano…ma loro lo tengono cosi stretto nelle mani questo amore che mi impediscono di farlo fuggire via.
LE MIE BAMBINE SONO LA MIGLIOR MEDICINA CHE ESISTA.
Loro mi guardano, e senza dire niente hanno gia’ capito tutto.
Mia, dolce e pazza donnina, ti affacci alla vita con vorace curiosita’, e quando incontri il mio sguardo vuoto mi dici “mamma so che e’ una brutta giornata, mi dispiace che oggi pensi a nonno e sei triste”.
Bianca, con il tuo sorriso sdentato e stortignaccolo, mi abbracci forte e mi dici che sono bella, facendomi sentire la piu’ fortunata delle mamme, e al tempo stesso anche la piu’ in colpa, per non godermi tutta questa fortuna nell’avervi, a causa della mia tristezza intrappolata nel petto.
Ma questo e’ il destino di noi persone forti, quella tristezza non siamo capaci a tirarla fuori, non ne siamo in grado.
Piuttosto la trasformiamo in voglia di fare, in necessita’ di organizzare al millesimo di secondo la giornata, inzeppandola di impegni che manco Donald Trump durante le elezioni, ci crogioliamo nel voler aiutare gli altri, massaggiando il nostro cuore con un balsamo fatto di altruismo e generosita’,
alleviando di un pochino le nostre profonde ferite.
Le persone intorno ci vedono iperattive, concentrate e distaccate : una macchina da guerra ben oliata, pronta ad asfaltare tutte le buche della vita, e non riescono a percepire il vuoto cosmico e incolmabile che ci pervade,
o forse non gliene diamo modo noi, chissa’.
Chiedo scusa in anticipo per il discorso contorto e disarticolato, ma scrivere di getto alle 3.10 di notte sembra al momento essere una buona terapia
per un cuore di figlia infranto.
Cerco aiuto nelle parole, provo a strapparle fuori dalla mia mente, tentando di esternare una piccola parte dei miei sentimenti, e magari chissa’, far sentire meno solo qualcuno di voi che legge queste righe e si ritrova nei miei flussi di coscienza, anche se disorganizzati e stortignaccoli, proprio come il sorriso sdentato di Bianchy.
with love
Amydori

La vita e’ come il parrucchiere, tu dici quello che vuoi e lui fa come gli pare.

SI SA, SCEGLIERE IL PARRUCCHIERE E’ UN PO’ COME CERCARE UN FIDANZATO.

Deve capirci, se non addirittura anticipare le nostre idee, coccolarci quando siamo tristi, esaltarci e farci sentire sicure prima di un incontro importante.

Deve saper scegliere il meglio per noi senza però interferire con i nostri gusti, deve saper imporre le proprie idee lasciandoci però i nostri spazi.

Questo è ciò che accadrebbe nel nostro solito fantastico mondo ideale, amiche mie.

LA REALTA’? UN INCUBO.

Troviamo spesso e volentieri ragazzetti alle prime armi che ci imbambolano di parole, raccontandoci la solita vecchia storia, che dopo essere andati all’estero a imparare il mestiere (in realtà hanno fatto i lavapiatti in ristoranti cileni di quart’ordine) hanno studiato gli ultimi TREND in fatto di BLOW-DRY, HIGHLIGHTS e SHATUSH.

E noi lì a berci quei BLABLABLA inetrminabili, ubriache di termini mai sentiti prima ma che fanno così figo, esaltate da quei depliant e poster appesi con fantamodelle dai capelli color pastello, cercando di capire se il rosa bubblegum possa essere davvero il nostro colore ideale (nel mio caso no, perche sono rosa naturale)  mentre già ci immaginiamo a firmare autografi una volta uscite dal salone con capelli lucidi e fluenti stile pubblicità Pantene.

Convinte e fiere della nostra scelta, ci sediamo su quelle favolose poltrone girevoli di pelle, chiudendo gli occhi e immaginando già quel look da diva di Hollywood, ma non facciamo in tempo a riaprirli, che già ci guardiamo allo specchio e inorridite fissiamo prima l’immagine riflessa, cercando di capire chi sia quella sconosciuta davanti a noi, per poi spostare verso il basso lo sguardo e fissare il pavimento pieno di capelli.

LUNGHISSIMI.

MA

TAGLIATI.

Lì per lì, soffochiamo un grido e deglutendo con calma cerchiamo di riportare il nostro colorito almeno a quello di una razza riconosciuta a livello antropologico, chiedendo perchè sono stati tagliati via tutti quei centimetri di capelli.

“AVEVO CHIESTO GIUSTO UNA SPUNTATINA”

Ma ecco che il finto trendy tamarro diciottenne fresco di LONDRA riparte alla carica, tentando di convincerci che il corto è il nuovo lungo, che in Europa ormai si porta solo quel taglio, e che il lungo ormai fa Monica Bellucci tardona, LO SANNO TUTTI.

Tra l’amaro in bocca e la speranza che il tamarro londinese abbia ragione, usciamo dal salone in cerca di applausi e fan, ma in realtà troviamo solo balle di fieno rotolanti e una vecchia gattara che ignorandoci completamente perchè prive di pelo, dà da mangiare a tutti i felini del quartiere.

Torniamo a casa tra le lacrime e i singhiozzi, guardandoci continuamente in uno specchietto da borsetta, cercando su Google i rimedi per far ricrescere i capelli in fretta, e considerando anche l’estrema idea di pseudovitamine cinesi e porcherie varie, sperando che il letto ci inglobi a patto di risputarci fuori solo qualche mese dopo con la nostra bella chioma ritornata finalmente alla lunghezza di partenza.

Passati i famigerati mesi di disperazione, tra gel,mollette, piastre liscianti ed arriccianti ci guardiamo una mattina allo specchio e scopriamo che sono ritornati, sono tutti li’ i nostri bei capelli..SOLO CHE..ASPETTA…ma quello è il nostro look di sempre, quella faccia vista un milione di volte con il solito taglio!

CHE NOIA TREMENDA.

E SE FACESSI UN SALTO DA QUEL NUOVO PARRUCCHIERE?

WITH LOVE

B.

LA MIA DIETA E’ SALUTARE, QUINDI CIAO.

 

La peggior nemica delle donne non è la vicina rompipalle.

Non è la sexy segretaria del marito.

Non è la suocera.

E’ LA DIETA.

Noi donne passiamo, giorni, mesi, ANNI a dieta.

Solo che le nostre diete puntualmente finiscono dopo qualche giorno, dopo che l’intero universo sembra boicottare il nostro elevatissimo piano alimentare.

Aperitivi, the con le amiche, pranzi di lavoro e cinema domenicali sembrano in qualche modo minacciare di proposito i nostri sacrifici, tant’ è che dopo neanche una settimana ci ritroviamo a ” SGARRARE” e senza neanche rendercene conto, mentre stiamo pronunciando le parole SONO A DIETA NON POSSO ci ritroviamo già con il bigne’ alla crema rubato al vassoio della scrivania per il compleanno della collega.

TUTTO IL MONDO COSPIRA CONTRO DI NOI.

Ma perchè è cosi difficile stare a dieta?

Perchè mangiare è cosi bello, così appagante, cosi volontariamente fuori dalla realtà, che potenzialmente con una crostata ricotta e cioccolato ci sentiamo in grado di risolvere tutti i problemi socio-economici conosciuti (quindi zero, ma era per far capire il concetto)

DATEMI UNA TORTA E CONQUISTERO’ IL MONDO

sembriamo pensare ogni volta che entriamo in una pasticceria SOLO per dei BISCOTTINI DA THE, SA HO UN INVITO DOVRO’ PUR PORTARE QUALCOSA.

(in realtà potevamo salvarci con dell’ottimo vino bio di qualche vigna sconosciuta a km 0 ma poco importa)

La verità è che una donna a dieta dovrebbe eliminare qualsiasi forma di vita sociale, per evitare ogni giorno di incappare in inviti/proposte che puntualmente impediranno il rispetto del programma alimentare da seguire (ovvio, chi ha intenzione di resistere).

Ma allora mi chiedo, se già siamo infelici (perchè lo siamo, diciamo la verità, altro che quelle sciocchezze sul fatto che mangiare bene, essere fit, vivere wellness siano il nirvana dell’animo) ritrovandoci a dover cenare con un triste petto di pollo alla griglia condito con il limone ovviamente, NONSIAMAICHECONDISCICONOLIODOLIVAPERCARITA ,sgranocchiando un sedano crudo per contorno (bleah), è giusto dover rinunciare anche a quella manciata di minuti di vita sociale che alleviano le nostre pene, allontanandoci per un pò dal pensiero fisso di una fetta di pizza o di un tiramisù appena fatto?

A QUANTO PARE SI.

Abbiamo la forza di volontà di un bradipo morto, questo è quanto.

Spinte i primi giorni dai cataloghi di costumi o di intimo dove modelle dalle gambe più lunghe della MILANO-NAPOLI ci ammiccano, insinuando nei loro corpi perfetti che noi nello stesso costume faremmo più o meno la figura di Nonna papera che porta le tagliatelle in spiaggia, ci massacriamo di CRUDITE’, QUINOA, SEMI BIO e schifezze varie, ci iscriviamo in palestra senza battere ciglio, et voilà, 6 mesi di abbonamento pagati e il conto della spesa settimanale da capogiro, più o meno come il costo di quella borsa su cui sbaviamo da circa due mesi in vetrina in centro.

E POI CHE SUCCEDE?

Succede che in palestra dopo due sessioni di addominali invochiamo la venuta dello Spirito Santo provando dolore in punti del corpo che ignoravamo completamente, e poi si suda, si puzza, le docce sono sporche e la messa in piega si rovina.

Succede che il primo giorno ci presentiamo con tanto di completino abbinato, borraccia piena di sali minerali solubili, barrette proteiche al 33%, e cuffiette anche spente per isolarci dal mondo intero, pensando che il look giusto già faccia il 90% del lavoro in palestra.

Quando invece scopriamo che bisogna SUDARE il passo verso casa è piu veloce dell’ andatura 8.0 del tapis roulant.

E ARRIVEDERCI PALESTRA, BENVENUTO APERITIVO

Depresse e senza più speranze ci avviamo verso l’unica cosa che al momento ci sembra quella più giusta: L’APERITIVO CON LE AMICHE GRASSE, loro almeno ci diranno che siamo pazze, che la dieta non ci serve affatto, che siamo al top cosi, e quindi via di spritz  da 200 kilocalorie l’uno, e bruschettine varie con pate’ il cui ingrediente principale è la cellulite.

MA ALMENO SIAMO FELICI, TANTO TRA UNA SETTIMANA SIAMO DI NUOVO A DIETA

WITH LOVE

Amydori

OGM, Ogni Maledetta Mattina.

BIP BIP, 7.00 RITARDA

BIP BIP 7.15 RITARDA

BIP BIP 7.30 SPEGNIMENTO

OK, OK, MI ALZO, NIENTE PANICO.

OSSIGNOREMIO E CHI E’ QUELLA NELLO SPECCHIO? E I CAPELLI? CHE DISASTRO TI PARE CHE IERI SERA ERANO PERFETTI E STAMATTINA SONO ORRIBILI, COME AL SOLITO L’UNICA VOLTA CHE VENGONO BENE E’ QUANDO LI PETTINI PRIMA DI ANDARE A DORMIRE, ROBA DA DORMIRE IN PIEDI COME I CAVALLI PER STARE TRANQUILLA CHE NON SI ROVININO.

Questo di solito, anche nelle migliori case delle migliori città, è il primo pensiero che ogni donna ha quando a stento si alza dal letto e va in bagno, dove incontra il primo degli innumerevoli specchi nei quali si controllerà per TUTTO il giorno, e nel 90% dei casi ci sarà sempre qualcosa che non andrà bene,

SEMPRE.

Il problema vero lo sappiamo qual è,

si chiama INSTAGRAM

Si, siamo continuamente bombardate da queste foto ( finte ovviamente, per chi non lo sapesse sono costruite a regola d’arte compresa la giusta piega del lenzuolo) dove vediamo cosce perfette senza un filo di cellulite, magari anche un po’ abbronzate, ovviamente non con l’abbronzatura tamarra della reclame delle caramelle anni ’80 della TABU’, ma giusto quel colorito dorato da weekend in barca a Montecarlo.

Ovviamente le suddette cosce non possono non albergare dentro  meravigliose lenzuola di seta bianca, di quelle che si macchiano solo a PENSARE di sedertici sopra, ed accanto un magico vassoio di legno chiaro stile norvegese pieno di OGNIBENDIDDIO tipo pancake, frutti di bosco, yogurt e spremute varie (io solo a guardarle metto su 2 kg minimo, ma poi soprattutto dove la trovi la forza e IL TEMPO di prepararle tutte ste cose, che io solo a versare il latte nei cereali mi sento Wonder Woman).

Ecco queste sono le mattinate tipo su Instagram di qualche maledetta che ha deciso che la sua vita deve essere migliore della nostra, solo perchè si sveglia tra la seta e i pancake ai frutti di bosco invece di avere la depilazione in ricrescita, i pantaloni larghi e sformati di un pigiama comprato da Primark con discutibili stampe di Spongebob e l’aria non di chi ha passato un weekend francese in barca, ma di un ritmo incessante di PREPARA-LA-CENA-PULISCI-LA-TAVOLA-LAVA-I-PIATTI-E-PREPARA-TRA-LE-URLA-LE-BAMBINE-PER-DORMIRE.

 Far alzare le bambine dal letto la mattina, non avviene tirando su le serrande mentre intono una celestiale melodia ripresa dalla nona sinfonia di Beethoven, accarezzando i loro boccoli dorati tra i sorrisi e gli abbracci, bensi’ rappresentando in pieno un misto di lotta greco-romana di TIRALE SU MENTRE LORO SI AGGRAPPANO AI BORDI DEL LETTO PER NON SCENDERE, e un concerto heavy metal degli anni ’90, e neanche di quelli ben fatti.

Dopo una veloce vestizione (grazie al cielo esistono le divise, le prime alleate di una mamma in crisi di outfit, con figlie femmine che vogliono già esprimere i loro bisogni stilistici, anche se ciò comprende sfoggiare il completo all’asilo mentre ci si attaccano sopra un misto di caccole e tempera, o nel migliore dei casi e’ coperto addirittura dal grembiule) si passa a una strigliata veloce piu’ che una pettinata di capelli, tra le urla di ribellione di Bianca che odia farsi pettinare, nella ferma convizione che lo stile prestistorico NONSONEANCHECOSASIAUNPETTINE sia di moda.

La velocissima colazione, se non viene consumata in macchina tra le curve stile gymkhana, consiste non in splendidi pancakes con frutti vari dallo splendido aspetto, ma in un biberon caldo di latte con biscotti sbriciolati dentro bevuto IMBUTO STYLE per Bianca, e una tazza di the con biscotti dalla dubbia provenienza per Mia.

I miei capelli mentre guido, non hanno lucide onde morbide come le foto di ispirazione di cui sopra, ma vanno per i cavoli loro con l’aria di averla voluta inglobare la spazzola per non ridartela più, a meno che tu non voglia tagliare tutta la chioma rimanendo più o meno come la cara Bitney Spears del 2007, quella calva e con l’ombrello in mano pronta a sfidare qualsiasi paparazzo.

Ma già durante la prima pipi’ del risveglio, come ogni mattina, sapevo che il problema da porsi diventava sempre più incessante, ma più che affrontarlo avrei preferito scavarmi la fossa nel letto e tornare a dormire VITANATURALDURANTE:

CHE MI METTO STAMATTINA?

EH GIA’, perchè dopo la sveglia, prima della lotta greco-romana con le mie figlie, la strigliatura e la pseudo-colazione, il problema non è tanto scegliere il completo giusto da indossare, quanto invece realizzare che l’outfit ( termine molto tecnico) che nella nostra testa funzionava DA DIO in realtà fa CAGARE.

CA-GA-RE.

Si, perchè quella innocua salopette di jeans che sul manichino era cosi adorabile, invece di farci sembrare una moderna Jenny from the block con un NONSOCCCHE’ di parigino, in realtà ci rappresenta più o meno come il caro e vecchio MARTUFELLO IN GRANDE SPOLVERO.

Ma Perchè non imparo mai?

Perchè ancora non capisco che quando mi compro gli abiti  LI DEVO PROVARE ?

Il problema è che piuttosto che fare quella interminabile fila ai camerini di prova sotto quei neon che esaltano OGNI DIFETTO che ho, se non addirittura inventarsene di nuovi, venderei mia madre, PUNTO.

QUINDI VIA, si ribalta l’intero armadio alla ricerca disperata di look originali, noncurante del fatto che il risultato risulta essere sempre più improbabile prova dopo prova, fino a che la scelta di indossare il nostro paio di jeans del cuore, quelli che non buttiamo da 10 anni, vecchi e scoloriti ma che ci calzano a pennello, sembra la migliore decisione che riusciamo a prendere,

il nostro porto sicuro

la nostra ancora di salvezza.

NEL FRATTEMPO L’OROLOGIO SEGNA LE 7.45 QUINDI E’ MEGLIO NON PENSARCI PIU’ E PREPARARSI PSICOLOGICAMENTE ALLA BATTAGLIA GIORNALIERA DEL RISVEGLIO/VESTIZIONE DI MINORI.

Ma già dopo due minuti dopo avere indossato quei jeans cosi comodi e familiari , nella nostra testa risuona la solita incessante frase:

CHE PALLE SONO VESTITA SEMPRE UGUALE NON HO PROPRIO NULLA DA METTERMI, QUASI QUASI OGGI VADO A FARE SHOPPING MAGARI TROVO QUALCOSA.

SENZA PROVARE NULLA, OVVIO.

MIAAAA VIENI QUI E’ TARDI, BIANCA FORZAAAA DEVI ALZARTI!

WITH LOVE

Amydori.

IL NOSTRO PRIMO APPUNTAMENTO

Scrivere il primo articolo di un blog crea più ansia di una qualsiasi performance, come presentarsi a un colloquio di lavoro e dover rispondere alla fatidica domanda:

LEI COME DESCRIVE SE’ STESSA?

Ecco se devo essere sincera, a me la richiesta di descrivere ciò che sono mette più a disagio di una doccia fredda alle 6 di mattina, semplicemente perchè la prima risposta che mi viene in mente è CHE NE SO.

Esatto, CHE NE SO.

Sono un miscuglio di idee, sensazioni e ricordi, di pigrizia e iper attività, insomma, una contraddizione che cammina.

SONO UNA DONNA.

Perche essere donne, si sa, e’ il lavoro più difficile del mondo, ci alziamo la mattina e il mondo ci pretende già alla perfezione, profumate e truccate, con gli ultimi trend del momento (che ovviamente ignoriamo) indosso, e vestite di tutto punto proprio con quei pantaloni cosi adorabili, che ovviamente proprio questa mattina hanno deciso, come un mistero al pari dell’apparizione della Madonna di Fatima, di rimanere incastrati all’altezza delle cosce.

Ed ecco infatti la prima sfida della giornata:

CHE MI METTO OGGI?

Non divaghiamo sull’argomento, ne parleremo in un articolo appropriato, parlavamo di chi sono.

In poche parole sono Benedetta, una giovane mamma di due splendide bambine, Mia di 6 anni e mezzo, praticamente una isterica ma adorabile adolescente in erba che già mi odia e vuole farsi un tatuaggio, e Bianca, di 3 anni appena compiuti, splendido esempio della fusione di Winnie the Pooh e Jack Nicholson all’apice della sua follia.

Oltre ad essere mamma, sono anche una ragazza con i capelli rosa naturali, che ha molto da dire e appassionata del mondo che la circonda, un mondo che si muove sempre più veloce e al quale è difficile stare dietro.

La moda, i viaggi, il make up, l’arte moderna e il fai da te sono solo poche delle cose che mi appassionano, sono una poliedrica artista che vive in una dimensione rosa tutta sua, ma che soprattutto ama osservare il mondo e anche criticarlo quando serve ( e fidatevi, serve sempre.)

Fermamente schierata  e portavoce dell’empowerment femminile, mi muovo come un giaguaro sovrappeso al grido di GIRL POWER (da brava figlia degli anni 90 sono cresciuta con il mito delle Spice Girls, per poi realizzare anni dopo che erano delle adorabili tamarre) sostengo le donne e analizzo il loro universo con ironia e sincerità.

Una volta lavoravo nella moda, quando potevo permettermi turni lavorativi di 10-12 ore senza ricevere cento telefonate di un marito in preda a una crisi di ansia perche non trova il ciuccio, e di rimanere in ufficio fino a tardi evitando l’infarto galoppante di mia mamma mentre le bambine sono arrampicate sui lampadari, oppure ancora di partire da un giorno all’altro per viaggi di ricerca senza alcun preavviso (simpatici i miei ex capi, hanno sempre avuto un gran rispetto dei dipendenti e delle loro vite private).

Da una parte sembra parecchio invitante come stile di vita, giri il mondo, indossi i capi firmati delle tue case di moda preferite, conosci giornalisti e stilisti emergenti, ma a un certo punto ho sentito un gran vuoto dentro.

Credo si chiamasse “bisogno impellente di una famiglia e di una certa stabilità” in termini medici, o comunque così l’ho chiamata io, ed ecco in un battibaleno arrivare il primo grande amore della mia vita, la dolce MIA, la bambina piu’ bella che io abbia mai visto, con grandi occhi verdi e labbra rosse a cuore, un nasino all’insu’ (di cui ignoro il collegamento genetico) e dei bellissimi capelli biondi.

Eccolo lì il mio bisogno colmato, straripavo d’amore, ma dopo qualche anno sentivo che non era abbastanza, e quindi via, cotta e partorita, arriva BIANCA, un uragano di dolcezza e sorrisi sdentati, con la piu’ grande forza d’animo che io abbia mai visto, una leader nata (Hillary Clinton, scansate proprio).

Nel tempo ho imparato a ridisegnare un nuovo lavoro cucendolo sulle mie nuove abitudini giornaliere, niente piu’ nottate inoltrate a disegnare cappotti e impostare MOODBOARD, ma con una nuova amica e socia di vita Valeria abbiamo trovato la chiave di volta per trasformare le necessita’ di una nuova vita genitoriale in un vero e proprio lavoro, tornando in tempo per prendere i bimbi da scuola, accompagnarli alle varie attivita’ extrascolastiche e fare anche la spesa.

Partendo dai bisogni di una mamma che lavora, diverse notti insonni, litigi e lacrime sparse, alcune bronchiti e influenze intestinali dopo, abbiamo creato quella che tutte ormai conoscete come FESTA IN SCATOLA, un allestimento da party planner personalizzato, chiuso in una scatola e spedito a casa della cliente, in poche parole UN SOGNO CHE SI AVVERA.

BENE, ora che sapete qualcosina di me (vi avevo avvisate che questa era solo la punta dell’iceberg) constringerò me stessa a sbloccare l’atavica insicurezza sulla scrittura della sottoscritta e butterò i sentimenti negativi oltre l’ostacolo, scrivendo tutto ciò che sento e che penso possa interessarvi, condividendo esperienze e consigli.

PER COMMENTI AMOREVOLI, INSULTI O QUALSIASI COSA VOI SENTIATE IL BISOGNO DI COMUNICARMI, QUESTA PAGINA E’ SEMPRE APERTA.

FORZA ALLORA, PRONTI VIA E SI PARTE

WITH LOVE

Amydori