Piccolo saggio sull’essere forti

 

Essere forti non e’ sinonimo di insensibilita’.
Essere forti non significa non soffrire.
Essere forti non e’ una scusa per non ricevere affetto.
Da quando sono nata la mia
Piu’ grande condanna e’ stata la mia forza interiore.
Mia mamma mi dava meno attenzioni, perché era evidente che mi impegnavo a fare tutto da sola, e nella maggior parte dei casi ci riuscivo pure.
Mia nonna preparava i piatti preferiti di mio fratello, perché tanto io in qualche modo mi sarei arrangiata con quello che trovavo a tavola, e poi se per una volta non mangiavo non era importante, era lui il bambino “denutrito” non di certo io
con i miei chiletti in piu’.
In amore e in amicizia alla fine nonostante le batoste prese, sono sempre riuscita a resettare tutto, a cancellare le cattive esperienze e ripartire da zero con le mie nuove consapevolezze, poche lacrime, e tanta voglia di sorridere ancora.
Ecco io sono cosi, e non posso farci nulla.
Sono fisicamente e geneticamente formata per non abbattermi, e non lo dico con arroganza o saccenza, dico proprio la verita’: non sono capace a piangermi addosso.
In realta’, nella maggior parte dei casi non sono capace nemmeno a piangere,
oh giuro non mi esce una lacrima, neanche una miserabile lacrimuccia
(a parte con  Maria De Filippi a C’e’ Posta per te, minchia come mi fa disperare quel maledetto programma di vecchiette abbandonate e figli non riconosciuti da genitori bastardi).
Leggendo fin qua una persona sana di mente direbbe “Oh Benede’ ma che vuoi, dovresti essere contenta, che ci vuoi venire a raccontare?”
E INVECE NO.
Essere forti implica che la maggiora parte delle persone pensa che tu, si soffri eh per carita’, ma alla fine manco poi cosi tanto.
Essere forti permette al mondo fuori di avere l’impressione che tanto alla fine sembra pure che non te ne freghi nulla.
E’ questo il destino di noi forti, siamo costretti per l’eternita’ a non cedere di un millimetro, in primis perché non siamo capaci, e poi perché le persone intorno non saprebbero come gestirci, non ci sono abituate a vederci toccare il fondo disperatamente.
Io il 6 Aprile scorso il mio fondo l’ho toccato, l’ho raggiunto cosi forte e velocemente che ci ho sbattuto bene bene la testa, come quando da piccola giochi a tuffarti tra le onde, e un cavallone alto ma cosi alto, che a vederlo tutto fino in cima ti accechi con i raggi del sole, ti travolge e ti fa rotolare nella corrente, finendo inevitabilmente a dare una bella craniata sulla sabbia, o su qualche scoglio se sei particolarmente sfigata.
Il 6 Aprile alle 9.50 circa del mattino, mio papa’ chiudeva eternamente i suoi occhi e  interrompeva il suo respiro, cosi all’improvviso, senza avvisare, senza prepararci all’accaduto, senza insegnarci prima come reagire a tutto questo dolore.
Se ne andava velocemente tra le mie mani e le mie urla, inerme per terra, circondato da paramedici arrivati troppo tardi e gli abbracci miei e di mia mamma che lo tenevamo stretto, cercando di fermare la sua anima dal volare via.
Ci preoccupavamo che fosse ben coperto, perché per il massaggio cardiaco la maglietta l’avevano tirata su, ma lui aveva freddo, dovevano ricoprirlo subito (ah la mente umana, che risate che si fa alle nostre spalle mentre diamo di matto), gli parlavamo, convinte in qualche modo che potesse sentirci.
Quel 6 Aprile una parte di me e’ morta insieme al mio papa’, e non c’e’ verso che io riesca a farla rinascere.
La mia spensieratezza, la mia voglia di ridere, la mia inarrestabile superficialita’, sono scomparse nell’oblio denso della morte, e oggi, come con una benda sugli occhi, le cerco a tentoni come in una bruttissima imitazione di una partita a mosca cieca con la vita.
Torneranno mai quei sentimenti?
Smettera’ prima o poi di fare cosi tanto male?
Sentiro’ di nuovo calore nel mio petto, ora gelido e appesantito da un perenne senso di assenza di respiro?
Mi sento trasformata in un automa, mangio, dormo (poco), lavoro, esco, faccio i compitini insomma, come da piccola, una brava figlia indipendente che non chiede mai nulla.
Solo con le mie bambine riesco ad essere me stessa e a provare fievolmente un dolce amore anche se ora mi sembra ancora cosi lontano…ma loro lo tengono cosi stretto nelle mani questo amore che mi impediscono di farlo fuggire via.
LE MIE BAMBINE SONO LA MIGLIOR MEDICINA CHE ESISTA.
Loro mi guardano, e senza dire niente hanno gia’ capito tutto.
Mia, dolce e pazza donnina, ti affacci alla vita con vorace curiosita’, e quando incontri il mio sguardo vuoto mi dici “mamma so che e’ una brutta giornata, mi dispiace che oggi pensi a nonno e sei triste”.
Bianca, con il tuo sorriso sdentato e stortignaccolo, mi abbracci forte e mi dici che sono bella, facendomi sentire la piu’ fortunata delle mamme, e al tempo stesso anche la piu’ in colpa, per non godermi tutta questa fortuna nell’avervi, a causa della mia tristezza intrappolata nel petto.
Ma questo e’ il destino di noi persone forti, quella tristezza non siamo capaci a tirarla fuori, non ne siamo in grado.
Piuttosto la trasformiamo in voglia di fare, in necessita’ di organizzare al millesimo di secondo la giornata, inzeppandola di impegni che manco Donald Trump durante le elezioni, ci crogioliamo nel voler aiutare gli altri, massaggiando il nostro cuore con un balsamo fatto di altruismo e generosita’,
alleviando di un pochino le nostre profonde ferite.
Le persone intorno ci vedono iperattive, concentrate e distaccate : una macchina da guerra ben oliata, pronta ad asfaltare tutte le buche della vita, e non riescono a percepire il vuoto cosmico e incolmabile che ci pervade,
o forse non gliene diamo modo noi, chissa’.
Chiedo scusa in anticipo per il discorso contorto e disarticolato, ma scrivere di getto alle 3.10 di notte sembra al momento essere una buona terapia
per un cuore di figlia infranto.
Cerco aiuto nelle parole, provo a strapparle fuori dalla mia mente, tentando di esternare una piccola parte dei miei sentimenti, e magari chissa’, far sentire meno solo qualcuno di voi che legge queste righe e si ritrova nei miei flussi di coscienza, anche se disorganizzati e stortignaccoli, proprio come il sorriso sdentato di Bianchy.
with love
Amydori

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amydori

Benedetta, una pink mom blogger, mamma di Mia e Bianca e Vita Luna, tre splendide piccole pesti bionde e con gli occhi verdi a cui non puoi proprio resistere. I miei capelli sono rosa naturale, sorrido alla vita tutti i giorni e credo nella magia delle piccole cose, e AH, mi piace anche molto fare shopping.

10 risposte a "Piccolo saggio sull’essere forti"

  1. Sei bravissima Beny perché non tutti sanno trasformare sentimenti in parole, buio in luce. E questa sensibilità ti aiuterà a vivere senza la presenza fisica del tuo papà. 😘

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      1. ❤ essere forti è bello 🌵 non stancarti di esserlo 💣 lascia spazio alla tenerezza 🐥 ed hai ragione l’amore che i bimbi sanno donare sono la più bella Medicina del mondo 🌏 sono con te ❤

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  2. …sei davvero una donna e mamma speciale e lo sarai stata anche come figlia…
    Facile abbandonarsi al dolore in certi casi ma tu cerchi di prendere quel dolore e trasformarlo in coraggio e voglia di essere presente nella tua vita con consapevolezza.
    Ho sempre pensato tu fossi un’anima buona e nelle tue parole c’è la conferma di questo….
    Ti abbraccio forte 😘

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